Lucignano – La perla della Valdichiana

Gita scolastica a Lucignano - La perla della Valdichiana - Arezzo
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Lucignano, borgo medievale dal caratteristico impianto ad anelli concentrici, si trova all’incrocio fra le province di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia. Bandiera arancione del Touring Club, possiede un notevole patrimonio artistico, paesaggistico ed enogastronomico.

Lucignano è un piccolo borgo e rappresenta uno degli esempi più interessanti di urbanistica medievale per il suo impianto ellittico ad anelli concentrici. La felice collocazione geografica sulla sommità di una collina al confine fra gli antichi possedimenti di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia, lo ha reso strategicamente importante fin dall’antichità.
Come tutte le terre di frontiera ha subito influenze culturali diverse, ma il legame con Siena rimane quello che più di ogni altro ha caratterizzato lo sviluppo urbanistico e artistico del borgo. Sono prevalentemente senesi gli artisti che hanno realizzato le opere d’Arte conservate oggi nel Museo Comunale, tra cui l’imponente Albero d’Oro, gioiello di oreficeria medievale e compendio di simbologia francescana.

Lucignano fa parte di un circuito turistico privilegiato. In pochissimo tempo sono raggiungibili facilmente i più famosi centri turistici del Centro Italia (a 28 km da Arezzo, 35 km da Cortona, 45 km da Siena, 70 km da Perugia, 80 km da Firenze), sebbene questo borgo rimanga parte di un’Italia che non tutti conoscono, più vera ed incontaminata dal turismo di massa. Orizzonti a perdita d’occhio ed una campagna curatissima, in piena armonia con il paesaggio, danno al visitatore la sensazione di un luogo sospeso fuori dal tempo.

La qualità di un soggiorno a Lucignano è garantita anche dalla Bandiera arancione del Touring Club Italiano, riconoscimento attribuito per “la valorizzazione del patrimonio culturale, la tutela dell’ambiente, la cultura dell’ospitalità, l’accesso e la fruibilità delle risorse, la qualità della ricettività, della ristorazione e dei prodotti tipici”.

Lucignano assume nel Medioevo un ruolo di rilievo per la sua posizione strategica al confine fra i territori dei diversi poteri nascenti.
Entrato nell’orbita della città di Siena alla fine del 1200, nel corso del XIV secolo passò più volte di mano in mano tra le città dominanti: Arezzo, Siena, Firenze e la più lontana Perugia, ognuna delle quali contribuì in maniera diversa allo sviluppo della Lucignano odierna. Di Perugia, ad esempio, rimane ancor oggi il grifo alato nello stemma della Comunità; Siena realizzò il circuito murario esterno, così come il Cassero, completato nel 1374 dall’architetto Bartolo di Bartolo; Firenze eresse la Fortezza fuori le mura.

Se il XV secolo fu un periodo di prosperità, contrassegnato dal dominio senese, alla metà del Cinquecento la quiete venne turbata dal disegno egemonico di Cosimo de’ Medici il quale intraprese una serie di azioni militari nei territori della Repubblica di Siena. Lucignano passò così da mano senese a mano fiorentina più volte, fino alla decisiva battaglia di Scannagallo. L’esercito fiorentino guidato da Gian Giacomo de’ Medici, Marchese di Marignano, si trovò ad affrontare Piero Strozzi con l’esercito franco-senese lungo il Rio di Scannagallo, tra Foiano e Pozzo della Chiana. All’alba del 2 agosto 1554 le truppe del Marignano, grazie forse al tradimento di un alfiere francese, attaccarono battaglia e, dopo molte ore di combattimento, ebbero il sopravvento su quelle franco-senesi.
La riunificazione in un unico stato di quasi tutta la Toscana, fu una delle cause che determinarono la decadenza di quei luoghi che, come Lucignano, avevano costituito per secoli una roccaforte a guardia di una difficile frontiera. Il piccolo borgo perse gran parte della sua importanza, almeno dal punto di vista militare, e divenne un quieto paese agricolo.

L’arrivo di Napoleone e la conseguente annessione all’impero francese sconvolse per breve tempo la vita del paese (1808-1814), lasciando tuttavia tracce indelebili come la soppressione del convento di San Francesco.

 

Monumenti e luoghi da visitare a Lucignano

Museo Comunale di Lucignano

Il museo comunale è ospitato in alcune sale al pianterreno dell’antico Palazzo Pretorio, oggi palazzo comunale.

L’opera principale conservata nel Museo è il grande reliquario in rame dorato e smalti con sei bracci per parte chiamato Albero dell’Amore o Albero d’oro, realizzato tra il 1350 ed il 1476 da orafi aretini e senesi, uno dei massimi capolavori dell’oreficeria italiana.

Particolarmente interessante anche la Sala della Cancelleria, antica sede del tribunale locale, che nelle lunette della volta presenta affreschi, attribuiti a pittori senesi del Quattrocento, ha raffigurati una serie di personaggi illustri. Il museo è stato fondato nel 1924 e riaperto nel 1984 a seguito di un riordino. Conserva dipinti in prevalenza di scuola senese dal XIII al XVII secolo, oreficerie e arredi sacri.
Tra le opere in mostra anche tavole di Lippo Vanni, di Bartolo di Fredi, di Luca Signorelli e la Crocifissione di ignoto pittore di ambito senese del Duecento.

 

Chiesa di San Francesco

A fianco del Palazzo comunale, si erge la chiesa di S. Francesco, uno degli esempi di architettura gotica toscana più ragguardevoli. Fu iniziata nel 1248 e terminata sicuramente prima del 1289, anno in cui venne confermato all’interno della chiesa l’atto di sottomissione a Siena.
L’elegante facciata presenta un paramento a bande orizzontali in arenaria locale e travertino, l’aggraziato portale in travertino è sormontato dal rosone in arenaria. Lo schema architettonico è quello tipico delle chiese francescane, con pianta a T e copertura della navata a capanna con capriate lignee, mentre il transetto e le tre cappelle dell’abside sono coperte a volta, con costoloni rilevati di grande effetto e bellezza.

Sull’altare maggiore si può ancora ammirare un polittico di Luca di Tommè (circa 1330 – 1389), in cui troneggia una splendida Madonna con Bambino contornata dai Santi Giovanni Battista, Michele Arcangelo che sorregge il castello di Lucignano, Pietro e Caterina di Alessandria. La chiesa, originariamente tutta affrescata, conserva ancora parte degli affreschi attribuiti a Bartolo di Fredi e Taddeo di Bartolo, in parte invece rovinati o coperti dagli altari che a partire dalla fine del ‘500 hanno gradualmente sostituito quelli trecenteschi. Il lato destro del transetto è interamente affrescato con storie di San Francesco, di Santi e da una Visita dei Magi. Tra le cappelle della navata domina per bellezza e interesse il famoso Trionfo della Morte.
Il soggetto del trionfo della morte diviene frequente nella seconda metà del ‘300, in particolare dopo le grandi epidemie di peste. L’esempio più famoso è l’affresco di Buffalmacco nel Cimitero di Pisa.
In alto, a sinistra, è raffigurato il Cristo che ammonisce l’osservatore e lo invita a meditare sul dramma che si sta svolgendo davanti ai suoi occhi: “O TU CHE LEGGI PONCHURA AI COLPI DI// CHOSTEI CHOCISE ME CHESO SIGNIOR DI LEI”. Più in basso, sulla sinistra sono visibili quattro figure di anziani e indigenti, nei loro abiti dimessi, che anelano la morte sospirando: ” POI CHE PROSPERITA’//CIA LASCIATI OMORTE // MEDICINA AOGNI PENA VIE(N) // CI ADARE OMAI LUTIMA CENA”. Sulla destra sono raffigurati due giovani ignari dediti all’attività di caccia. Al centro dell’affresco campeggia la figura della Morte sul suo cavallo nero, armata di arco, di frecce e di una lunga falce fienaia che volge le spalle agli anziani che la bramano, mentre è in procinto di scagliare una freccia contro i giovani.

Da segnalare infine la statua lignea della Madonna di Crespignano, che risale alla fine del XIV secolo, e l’Organo, adesso collocato nella controfacciata in una cantoria lignea di epoca barocca. Costruito nella seconda decade del Cinquecento, questo è uno dei più antichi organi funzionanti presenti in Italia.
Sul lato sinistro della chiesa si erge, non visitabile, il complesso monastico che ha subìto nel corso dei secoli notevoli alterazioni: il chiostro quattrocentesco fu completamente tamponato per ospitare, alla metà dell’800, una scuola di tessitura che ha funzionato fino agli anni ’60 del secolo scorso. Gli affreschi del veronese Antonio Taddei, della fine del ‘600, sono oramai estremamente degradati.

 

La Fortezza Medicea

Sulla collina di fronte al centro storico possiamo vedere i resti di una fortezza.

Già i Senese avevano rilevato la necessità di una fortificazione esterna alle mura del paese, ma non fecero in tempo a realizzarla perché nel 1553 Lucignano passò nuovamente sotto il comando dei fiorentini.

Il Duca Cosimo, fortemente convinto della rilevanza strategica e militare di Lucignano, vi mandò uno dei più influenti architetti militari: Bernardo Puccini. Nel settembre del 1556 iniziarono i lavori, ma a causa del perdurare della guerra, delle cattive condizioni del tempo, della scarsa qualità della calce e dei continui crolli della parte in terra, furono faticosamente terminati solo i due baluardi ancor oggi esistenti, che presero il nome di Baluardo del Calcione, a nord, e Baluardo della Purità, a sud.

Del resto anche le vicende belliche erano ormai in fase conclusiva e la pace tra Francia e Spagna, nonché la capitolazione della Repubblica di Siena a Montalcino, decretarono la fine definitiva dei lavori alle fortificazioni di Lucignano.

 

Santurario della Madonna della Querce

Poco oltre la fortezza, ai piedi del colle, si trova il cinquecentesco Santuario della Madonna della Querce.
Alla fine del XV secolo, con il ravvivarsi del culto mariano, si verificarono una serie di visioni miracolose, spesso legate ad una quercia. A commemorazione di questi eventi, in varie località furono edificati dei santuari dedicati appunto alla Madonna della Querce.

La chiesa fu edificata nel luogo dove da tempo immemorabile i lucignanesi si recavano ad una fonte galattofora, ancora presente di fronte all’entrata del santuario, per attingere l’acqua che curava l’ipogalattia e la sterilità.

L’edificio, attribuito a Giorgio Vasari, uno dei più prestigiosi architetti del ‘500, è caratterizzato da una pianta rettangolare a tre navate con copertura a capanna rialzata in corrispondenza della navata centrale. La decorazione della facciata è semplice, come proprio dello stile del Rinascimento.
All’interno, la navata centrale è coperta da una volta a botte, interrotta nel transetto da un elegante e snello tiburio cilindrico sostenuto da potenti pilastri e coronato da una lanterna adorna di sottili lesene.
Ogni navata è arricchita da due altari, caratterizzati da colonne tortili o corinzie.
Sul transetto si eleva l’altare maggiore, sul quale è raffigurata l’immagine della Madonna Addolorata, custodita da un pregevole tabernacolo ligneo a forma di tempio. Sulla parete destra del transetto sono conservati circa 50 ex-voto su tavoletta lignea eseguiti tra la fine del ‘500 e il ‘600, oltre a numerosi ex-voto di rame argentato.

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