Mostra Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today

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NIGHT FEVER. DESIGNING CLUB CULTURE 1960 – TODAY

Una mostra di Vitra Design Museum e ADAM – Brussels Design Museum

07.06 – 13.10.2019

I locali notturni e le discoteche sono stati epicentri di cultura contemporanea. Nel corso del ventesimo secolo hanno messo in discussione i codici prestabiliti del divertimento e dello stare insieme e hanno permesso di sperimentare stili di vita alternativi. Al loro interno si incontrano le manifestazioni più d’avanguardia del design, della grafica e della moda, luci, suoni ed effetti speciali.

Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today esamina la storia del clubbing, con esempi che vanno dai locali notturni italiani degli anni Sessanta creati dai membri del gruppo dei Radicali al leggendario Studio 54 a New York.

La mostra segue un percorso cronologico che prende avvio con le discoteche degli anni Sessanta, che per la prima volta trasformano il ballo in un rito collettivo da officiare in un mondo fantastico fatto di luci, suoni e colori in cui immergersi. Vi sono i luoghi della subcultura newyorchese, quali l’Electric Circus (1967) che con il suo carattere multidisciplinare influenzò anche i club europei, tra cui lo Space Electronic a Firenze (1969) concepito dal collettivo Gruppo 9999, protagonisti dell’Architettura Radicale italiana. Tra questi ricordiamo anche il Piper (1966) di Torino, lo spazio multifunzionale con i suoi mobili modulari, e il Bamba Issa (1969), sulla spiaggia di Forte dei Marmi, vero e proprio teatro dell’arte, che ogni estate veniva trasformata secondo un nuovo tema.

Negli anni Settanta, con l’ascesa della disco music la cultura dei club ebbe nuovo impulso.

Il dancefloor offriva un palcoscenico per performance individuali e collettive, creatori di moda come Stephen Burrows o Halston fornivano gli abiti giusti per uno stile sfavillante. Lo Studio 54, aperto a New York da Ian Schrager e Steve Rubell nel 1977 divenne un luogo d’incontro molto amato dagli idoli del culto delle celebrità. Soltanto due anni dopo, il film Saturday Night Fever segnò il culmine della commercializzazione del movimento disco. È bene ricordare però che l’anima della disco music non è mainstream: nata in club e bar frequentati dalla comunità LGBTQ+ e nera ma anche latinoamericana, marginalizzate dalla maggioranza bianca e eterosessuale, si sviluppò in modo assolutamente politicizzato e con una forte connotazione sociale come un fenomeno underground, poi traghettato attraverso locali come il Paradise Garage – gay club che per primo rompe le regole della discriminazione razziale − verso la cultura di massa.

Contemporaneamente, discoteche come il Mudd Club (1978) o l’Area (1978) di New York, fondendo vita notturna e arte, offrivano nuove opportunità ai giovani artisti emergenti: fu in questo scenario che ebbero inizio le carriere di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Intanto, nei club londinesi come Blitz e Taboo, con i New Romantics nacquero un nuovo stile musica e una nuova moda. A Manchester l’architetto e designer Ben Kelly progettò una cattedrale del rave postindustriale, Haçienda (1982), cofinanziato, tra l’altro, dalla band britannica New Order.

House e techno, nate nei club di Chicago e Detroit, possono essere indicati come gli ultimi due grandi movimenti della dance music, che hanno caratterizzato un’intera generazione di club e raver. Lo stesso vale anche per la scena berlinese dei primi anni Novanta, dove discoteche come Tresor (1991) diedero nuova vita a spazi abbandonati e deteriorati, scoperti dopo la caduta del muro.

Dagli anni 2000, lo sviluppo della club culture si è fatto più complesso: da un lato è in forte ripresa e in continua espansione, appropriata da marchi e festival di musica globali, dall’altro, molti club sono spinti fuori dai contesti urbani o sopravvivono come tristi monumenti di un passato edonistico.

A completare la struttura cronologica della mostra, Konstantin Grcic, che ha curato l’exhibition design, e Matthias Singer, che si è occupato del lighting, hanno elaborato un’installazione musicale e luminosa, una silent disco che catapulta i visitatori nella movimentata storia della club culture.

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