Succede quasi sempre a dicembre, spesso in seconda o terza elementare.
Un bambino alza la mano, o lo dice abbastanza forte perché lo senta tutta la classe, e chiede se Babbo Natale esiste davvero.
Nella stanza si crea quel silenzio particolare in cui metà dei bambini già sa e l’altra metà sta per scoprire.
Tutti guardano l’adulto. Chi insegna alla primaria lo conosce bene, quel momento.
È una delle prime grandi soglie dell’infanzia, e si attraversa in trenta secondi, senza preavviso, mentre si stavano ripassando le tabelline.
La cosa assurda è che nessuno abbia mai preparato grandi e piccini ad attraversare questa soglia…
(Almeno, nessuno fino ad oggi!)
Per brevità o per abitudine, abbiamo sempre raccontato quel momento come una “perdita necessaria”.
Si scopre la verità, si smette di credere, si cresce. Il “pacchetto” è quello e si prende tutto insieme. Di fretta.
Se quello non fosse il momento in cui finisce la magia, ma quello in cui cominciamo a perdere qualcosa di noi?
Chi ha smesso di credere nella meraviglia se lo ricorda.
Non ricorda che anno fosse o quanti anni avesse, ma quello sì.
A ripensarci da adulti, quello che se n’è andato non era un “nonno al Polo Nord” che ascolta i desideri e porta i regali.
Era uno sguardo: quella cosa per cui il mondo sembrava più grande, e ogni cosa dentro poteva ancora succedere.
Da lì abbiamo smesso di sognare in grande, poi di sognare e basta, e abbiamo chiamato maturità quello che forse era solo rinuncia.
Nulla di tutto questo, però, è perduto: si può sempre Ritornare.
«Back to Magic», con un candore che ricorda le pagine de «Il Piccolo Principe», è la storia di quel ritorno.
Lettrice, lettore, posso darLe del tu?
Bene! ✨
Ora, prima di decidere se “questa storia della magia” ti riguarda, c’è una prova che dura pochissimo.
Chiudi gli occhi dieci secondi e torna a quella sensazione di quando eri alle elementari e il mondo era più grande. Niente sembrava impossibile.
Non il ricordo: la sensazione.
Se l’hai sentita anche solo per un istante, allora non è sparita.
È solo tanto tempo che non la vivi!
Quante persone, crescendo, hanno imparato a vergognarsi della propria capacità di sognare o di immaginare?
«Back to Magic» (Fabbri Editori, Gruppo Mondadori, dal 6 ottobre 2026) è il nuovo romanzo di Giorgio Onorato Aquilani, il creatore del Regno di Babbo Natale: il parco che da quattordici anni esiste davvero a Vetralla, un’ora da Roma.
Di solito prima c’è il libro e poi il parco; qui il luogo è nato prima, milioni di famiglie ci sono passate dentro, e quel mondo torna periodicamente sotto forma di pagine dei libri del Regno.
Eppure NON è un libro di Natale. Non è nemmeno solo per bambini, anzi.
Il tema è la meraviglia, contrapposta al cinismo spacciato per realismo.
Il protagonista è un adulto: uno scrittore disilluso a Londra, costretto a scrivere una storia sul Natale, che finisce per fare i conti con la parte di sé che aveva smesso di sentire.
La storia usa il Natale come linguaggio: un’ancora lanciata verso un momento che abbiamo vissuto tutti, per ricordarci com’era avere quello sguardo colmo di magia.
Il cinismo degli adulti forse è solo la cicatrice di una delusione che nessuno ci ha mai aiutato a rileggere.
Il Regno di Babbo Natale esiste per questo: perché ci sia un luogo fisico che invita a lasciare il presente… per poi tornare a viverlo con una nuova consapevolezza e uno sguardo Attento a cogliere la Meraviglia.
È la stessa domanda che accompagna da quasi due secoli «Canto di Natale» di Dickens, e la risposta è la stessa.
Bambini e ragazzi lo vivono come un’avventura magica, gli adulti ci trovano uno specchio pieno di scoperte.
Chi resta in superficie è coinvolto da una storia incantata, chi va in profondità scopre un universo.
Qui torna la domanda dell’inizio.
Quando un bambino chiede la verità su Babbo Natale, questa storia accompagna entrambi: l’adulto ricorda che la magia non finisce, cambia forma; il bambino scopre che per crescere non serve smettere di sognare.
C’entra, ed è la novità di questa stagione.
Le classi in gita al Regno recitano una formula magica all’ingresso ed entrano dentro la storia di «Lucy e l’Incantesimo di Mezzanotte», con una missione da compiere insieme agli abitanti del Regno.
Ai saluti ogni alunno riceve la sua copia del libro, e sul pullman del ritorno, invece del solito silenzio stanco, i bambini leggono la storia che hanno appena vissuto da protagonisti.
In esclusiva 2026, poi, ogni docente che accompagna la sua classe riceve in dono una copia di «Back to Magic».
È la parte della gita pensata per l’adulto: i bambini tornano a casa con la storia che hanno vissuto, gli insegnanti con quella che parla di loro.
In più, una risposta educativa pronta per il giorno in cui in classe arriverà la Domanda su Babbo Natale.
C’è poi l’ultimo passaggio, il più semplice di tutti, che non ha bisogno di nessun libro per funzionare.
La magia, quando smetti di aspettarla, si può Creare.
Lo chiamiamo “diventare un Babbo Natale per qualcuno”, e chiunque insegni sa già di che si tratta.
Lo vede tutti i giorni negli occhi dei bambini, quando svela loro, una lezione alla volta, le meraviglie del mondo.
→ Scopri «Back to Magic» e approfondisci il romanzo:
Oppure
→ Porta la tua classe dentro la storia di “Lucy e l’incantesimo di Mezzanotte”: trovi la scheda della gita al Regno di Babbo Natale qui su Didatour.
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