Scheda Realtà

UN MUSEO CHE TORNA VIVO: LA MANIFATTURA CARTARIA GENOVESE

Intorno al XV secolo nella Valle ligure del Leira nasceva la manifattura genovese della carta, favorita dalla presenza di torrenti utili per produrre energia per il funzionamento delle grandi ruote motrici. Per tutto il Cinquecento la carta che si consumava in Europa era italiana, e le zone del genovesato di Voltri e Mele, bagnate dal torrente Leira, divennero famose in tutto il mondo e resero celebre la Repubblica di Genova per le particolari caratteristiche della carta prodotta: difficilmente attaccabile da insetti, quindi preziosa per le cancellerie delle case reali di Spagna, Portogallo e Inghilterra.

“In Europa altra carta non s’adopra che quella de’ Genovesi” scrivevano alcuni mercanti alla fine del XVI secolo, a testimonianza del grande splendore della manifattura cartaria genovese raggiunto tra i secoli XVI e XVIII, periodo nel quale la Superba diviene principale polo cartario dell’Europa di allora.

Nel XVIII secolo, quando ancora la carta si fabbricava ancora a mano foglio per foglio e da fibre tessili come canapa e lino, in questi splendidi territori, si potevano contare un centinaio di cartiere.

L’avvento della rivoluzione industriale e delle macchine a vapore segnò l’inizio della decadenza dell’industria cartaria nel territorio: l’acqua, indispensabile fino ad allora per il  funzionamento dei macchinari, fu soppiantata dalla nuova fonte di energia, e le cartiere poterono così essere installate in luoghi meno impervi delle stretti valli genovesi. L’invenzione della macchina continua in piano (1798) e l’introduzione delle cellulose ottenute da corteccia di albero segnarono progressivamente la fine della fabbricazione foglio per foglio di una carta superiore costituita da fibra di origine tessile.

Le cartiere genovesi, che dopo la seconda guerra mondiale erano diventate soltanto 43, spariranno nel giro di qualche decennio.

Il Museo della Carta è stato inaugurato nel 1997 a testimonianza dell’antico sapere dell’arte cartaria, che tanta importanza ha avuto per lo sviluppo economico e culturale del territorio di Mele. Sede del Centro è l’antica cartiera Piccardo, edificata nel 1756, una tra le ultime ad aver funzionato: la sua chiusura risale al 1985.

L’Amministrazione Comunale di Mele ha intrapreso i lavori di restauro e riallestimento installando moderne tecnologie per rendere più funzionale l’ambiente.

Ciò che ha contraddistinto da subito questo Museo è stato la sua collocazione: situato nelle sale di un opificio storico, offre da diversi anni la possibilità di intraprendere e ricalcare il percorso che facevano gli stracci di fibra vegetale e la carta da macero per diventare nuova carta, raccontando una storia antica fatta di uomini, donne, sacrifici e fatica.

 

IL PROGETTO “ARTIGIANO DELLA CARTA” E IL PRIMO LABORATORIO DI PRODUZIONE DI CARTA A MANO DELLA LIGURIA

Nell’ottobre del 2013 inizia all’interno del Museo il corso professionalizzante finanziato dalla Regione Liguria “L’artigiano della Carta”. Lo scopo è stato quello di valorizzare l’artigianato artistico quale modello produttivo economicamente sostenibile, sviluppando un’idea di impresa innovativa e valorizzando la ricchezza dei molteplici aspetti del processo produttivo del prodotto artigianale, nell’ottica della diffusione di una cultura e di un patrimonio di conoscenze altrimenti destinate all’estinzione.

A fine corso, grazie a finanziamenti della Comunità Europea, è stato finanziato l’acquisto di macchinari per l’allestimento all’interno del Museo del primo laboratorio artigianale di produzione di carta in Liguria.

Il dott. Giuseppe Traverso, uno dei dieci partecipanti al corso, in concordato col Comune di Mele, ha iniziato a occuparsi sia della gestione della didattica museale sia della produzione e della vendita di manufatti realizzati all’interno di un Museo che quindi non va unicamente a testimoniare un’arte, ma diventa vivo riprendendola in chiave moderna mediante l’uso di tecniche antiche.

Un artigianato ormai scomparso che ha retto un’economia per più di 500 anni e che oggi ritorna rendendo omaggio a un territorio ormai trasformato ma bisognoso e desideroso di tramandare le sue eccellenze.

23 giugno 2018
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